venerdì 16 aprile 2021

Le 30 domande del questionario di Proust


  1. Il tratto principale del tuo carattere?

Bisogno di stimoli e riflessioni, di discutere dei massimi sistemi in libertà e senza rigidità. Bisogno di rassicurazione affettiva.

  1. Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?

Non nascondere le emozioni, ma riuscire a farlo mantenendo la forza.

  1. Qual è la qualità che apprezzi in una donna?

La spontaneità, l’essere diretta.

  1. Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?

L’onestà e la curiosità verso di me (curiosità reciproca). Sapersi confrontare in modo costruttivo e stare vicini emotivamente (sia nelle cose belle che in quelle brutte).

  1. Il tuo peggior difetto?

Pensare troppo con conseguente tendenza alla pigrizia.

  1. Il tuo passatempo preferito?

Vedere film e camminare.

  1. Cosa sogni per la tua felicità?

Amore e serenità interiore.

  1. Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?

La morte delle persone care.

  1. Cosa vorresti essere?

Me stessa, sempre e fino in fondo.

  1. In che paese vorresti vivere?

Roma.

  1. Il tuo colore preferito?

Dipende. Blu, arancione, giallo, rosso.

  1. Il tuo fiore preferito?

Non so, mi piacciono tutti. Forse la margherita.

  1. Il tuo uccello preferito?

Credo pettirosso.

  1. I tuoi scrittori preferiti?

            Mark Twain, Fannie Flagg

  1. I tuoi poeti preferiti?

I decadentisti.

  1. Chi sono i tuoi eroi?

Quelli che riescono a trovare se stessi e smettono di fingere.

  1. E le tue eroine?

Le suffragette.

  1. Il tuo musicista preferito?

Blur.

  1. Il tuo pittore preferito?

Renoir.

  1. Un eroe nella tua vita reale?

Non ce ne sono di eroi.

  1. Una tua eroina nella vita reale?

Io, che ne ho superate tante.

  1. Il tuo nome preferito?

Julian.

  1. Cosa detesti?

L’ipocrisia e l’incapacità di mettersi in discussione.

  1. Un personaggio della storia che odi più di tutti?

Hitler o Stalin, sullo stesso piano.

  1. L’impresa storica che ammiri di più?

La presa della Bastiglia.

  1. Un dono che vorresti avere?

Molta più energia e meno sbalzi di umore.

  1. Come vorresti morire?

Senza dolore e con la persona che amo.

  1. Come ti senti attualmente?

Irrequieta e speranzosa.

  1. Di cosa ti senti in colpa?

Dell’incidente del 2001, perché non avrei dovuto frequentare quelle persone.

  1. Lascia scritto il tuo motto della vita

Mai arrendersi e sempre ricercare la verità di se stessi.

 

 

sabato 10 aprile 2021

Ho deciso che non ho più tempo per arrabbiarmi...


...non ho più tempo per rimanerci male, non ho più voglia di prendermela.

I buddisti dicono che, se qualcuno ti fa un dono e tu lo rifiuti, il dono rimane a quella persona; ecco, vale anche per le emozioni e i sentimenti. Quindi, se qualcuno ti butta addosso un dono sgradito, se ti giudica, ti tratta con poco rispetto o ti aggredisce, se tu rifiuti il dono, resta a quella persona.

Un po’ quello che faceva Gandhi.

Non significa che vorrei diventare pacifista, o forse, in un certo senso, sì.

Reagire sì, ma come? Chiaro, se l’attacco è fisico, aver fatto un po’ di arti marziali può essere utile e va sicuramente usato. Ma per difesa. Se devo difendermi, mi difendo, almeno ci provo, ma se posso evitare di farlo, preferisco lasciar cadere. Non prendermela più. Anche perché le cattiverie che gli altri ci buttano addosso, non appartengono a noi, quindi perché prenderle? Se le tenessero loro.

Se poi serve lottare per dei diritti, giustissimo farlo, ma sempre pensando che le persone, il 90% delle volte, cercano soltanto di utilizzare il prossimo come un cestino dei rifiuti.

Chi sbraita contro le categorie, dicendo che non è d’accordo su come vivono gli altri, e argomentando la propria posizione allo sfinimento, è quasi sicuramente una persona insoddisfatta, che getta sul prossimo i propri dubbi e le proprie angosce, per incapacità di comprendersi e aiutare se stesso in primis.

Se si fanno cadere i commenti, se si evitano il botta e risposta e la guerriglia verbale, è molto meglio. Tanto nessuno ha ragione e tutti ce l’hanno. Ogni cosa è e rimane soggettiva.


mercoledì 17 marzo 2021

Tornare



Voglio scendere dal piedistallo dell’adultità, tornare a essere vulnerabile e meno trincerata. Vorrei tornare più gommosa e meno dura. Vorrei che le persone mi passassero attraverso senza potere di ferirmi. Vorrei essere come il vento, passare attraverso e non ferire. Vorrei essere libera, vorrei che gli altri fossero liberi.

Basta occhiatacce, sguardi bassi, musi duri.

Vorrei prendere atto senza drammatizzare. Vorrei tornare a perdonare, anche dimenticare.

Da piccola lo sapevo fare.

Ricordo persone che mi chiesero scusa, quando le scuse non le aspettavo. A volte nemmeno ricordavo il motivo.

Ora le aspetto da mezzo mondo, come se fossero tutti in debito con me. Le delusioni e gli anni che avanzano fanno diventare brutti, a volte. Io voglio tornare bella.

Voglio essere niente, libera di non dover dimostrare a me stessa nulla. Voglio fallire con gioia e nemmeno accorgermi di averlo fatto. Voglio che la gente mi veda come una perdente, perché mi paragona al proprio modo di vedere le cose, e nemmeno pensare che possa succedere. Voglio tornare ingenua e poco attenta, gettare il blocchetto mentale delle mancanze altrui e delle paranoie segnate a pennarello indelebile.

Voglio tornare innocente, incoerente senza pensarci, quando la ricerca era solo per me. Voglio tornare.

 

 

Le 30 domande del questionario di Proust

Il tratto principale del tuo carattere? Bisogno di stimoli e riflessioni, di discutere dei massimi sistemi in libertà e senza rig...